martedì 23 febbraio 2010

Felice Casorati



Felice Casorati (Novara, 4 dicembre 1883 – Torino, 1º marzo 1963) è stato un pittore italiano.

Le origini
Il padre ufficiale di carriera e pittore dilettante, Felice Casorati proveniva da una famiglia che aveva dato all'Italia matematici e scienziati di fama. Casorati trascorse l'infanzia a Milano, Reggio Emilia, Sassari e, infine, a Padova, dove si dedicò agli studi musicali con un'intensità tale da rimanere vittima di un esaurimento nervoso all'età di diciotto anni. Durante un periodo di riposo a Praglia, sui colli Euganei, cominciò a dipingere, eseguendo la prima opera nota, un paesaggio padovano del 1902.

Laurea in legge

Nel 1906 si laureò in legge all'università di Padova, decidendo tuttavia di dedicarsi alla carriera artistica. Ritratto di signora, un'elegante immagine della sorella Elvira, fu ammesso dalla giuria alla Biennale di Venezia nel 1907. A Napoli dal 1908 al 1911, studiò l'opera di Pieter Brueghel Il Vecchio, nella collezione del Museo Nazionale.

Le influenze artistiche

Le sue opere furono esposte alla Biennale del 1909 e del 1911; in questa seconda occasione rimase fortemente impressionato dalla sala dedicata a Gustav Klimt. Lo stile simbolico e decorativo della Secessione viennese influenzò in maniera determinante le successive opere di Casorati. Tra il 1911 e il 1915 visse a Verona fondando insieme con altri, nel 1914, la rivista La Via Lattea, alla quale collaborò con illustrazioni di stile art nouveau alla maniera di Jan Toorop e Aubrey Beardsley. Durante gli ultimi anni fu vicino agli artisti di Ca' Pesaro, Arturo Martini, Gino Rossi, Umberto Moggioli, Pio Semeghini, il cui orientamento europeo lo introdusse ai recenti sviluppi artistici di Parigi e Monaco.
Casorati e Torino [modifica]

Casorati fu arruolato nell'esercito nel 1915. Alla morte del padre nel 1917 si trasferì con la famiglia a Torino, divenendo ben presto una figura centrale nei circoli intellettuali della città. Strinse rapporti di amicizia con il compositore Alfredo Casella e con Piero Gobetti, aderendo nel 1922al gruppo della "Rivoluzione Liberale". Nel 1923, in conseguenza dell'amicizia con l'antifascista Gobetti, subì un arresto e alcuni giorni di carcere; dopo quell'episodio evitò di entrare in conflitto aperto con il regime. A Torino nel 1921 Casorati aprirà una scuola di pittura per giovani artisti, un'esperienza completamente nuova e lontana da ogni sistematicità d'accademia, allievi con cui esporrà nel 1929 alla mostra "Casorati fra i discepoli", accompagnata da un testo di Giacomo Debenedetti in cui sono ricordati, tra gli allievi, Silvio Avoldo, Nella Marchesini, Daphne Maugham, Marisa Mori, Andrea Cefaly junior, Sergio Bonfantini, Albino Galvano, Paola Levi Montalcini, Lalla Romano, Riccardo Chicco.

La prima personale

Nelle opere della maturità, nel periodo post bellico, come il Ritratto di Silvana Cenni del 1922 e Meriggio del 1923, al dettaglio decorativo si sostituì la meditazione di una forma essenziale, influenzata dalle costruzioni spaziali matematiche della pittura quattrocentesca e, in particolare, dall'atmosfera di immobilità tipica dell'opera di Piero della Francesca. Nel 1924 Casorati tenne una personale alla Biennale, accompagnata da un autorevole saggio di presentazione in catalogo di Lionello Venturi.

Il "realismo magico"

La purezza cristallina e il tono enigmatico delle composizioni casoratiane contribuirono a delineare il "realismo magico", condiviso in origine dal gruppo di Novecento. Pur partecipando alle mostre del "Novecento italiano" del 1926 e del 1929, Casorati si mantenne tuttavia autonomo rispetto al movimento di Margherita Sarfatti. Nel corso degli anni venti assunse un ruolo guida nella vita culturale italiana. Nel 1923 aprì nello studio di via Mazzini a Torino una scuola per giovani artisti; tra gli allievi ebbe Francesco Menzio, Carlo Levi, Gigi Chessa e Jessie Boswell, che in seguito fecero parte del gruppo dei "Sei pittori di Torino". Più tardi accolse anche il pittore piemontese Enrico Accatino e la pittrice modenese Ida Donati Formiggini, moglie del deputato socialista Pio Donati.

La Società di Belle Arti

Nel 1930 sposò Daphne Maugham, che frequentava la sua scuola dal 1926; fu pittore anche il figlio Francesco. Nel 1925 fu tra i fondatori della Società di Belle Arti Antonio Fontanesi, allo scopo di promuovere mostre di artisti italiani e stranieri dell'Ottocento e contemporanei. L'amicizia con l'industriale e collezionista Riccardo Gualino incoraggiò l'interesse di Casorati per il design di interni. Nel 1925 lavorò con Alberto Sartoris al teatrino di casa Gualino. Alla III Biennale di arti decorative organizzata dall'ISIA di Monza nel 1927 collaborò con Sartoris alla "via commerciale" per il padiglione piemontese; progettò inoltre l'atrio della Mostra dell'architettura alla Triennale di Milano del 1933.
L'arte astratta [modifica]

Nel 1935 lo studio di Casorati ed Enrico Paulucci ospitò la prima mostra collettiva d'arte astratta italiana, comprendente opere di Licini, Melotti e Fontana. Casorati vinse il premio per la pittura alla Biennale di Venezia nel 1938. Ricevette riconoscimenti ufficiali anche alle grandi esposizioni di Parigi, Pittsburgh e San Francisco alla fine degli anni trenta. Fu particolarmente attivo nella creazione di scene e costumi per ilTeatro dell'Opera di Roma, la Scala di Milano e il Maggio musicale fiorentino, attività che proseguì anche nel dopoguerra. La fama che allora lo circondava indusse il Verzocchi, a contattarlo alla fine degli anni quaranta, per contribuire alla sua collezione sul lavoro nella pittura contemporanea. Nel 1952 tenne una personale alla Biennale, e con Ottone Rosai, ricevette il premio speciale della Presidenza.

Franco Rasetti


Franco Rasetti (Castiglione del Lago, 10 agosto 1901 – Waremme, 5 dicembre 2001) è stato un fisico,paleontologo e botanico italiano.

Nipote del medico e naturalista Gino Galeotti e da questi stimolato, dimostra sin dall'infanzia uno spiccato interesse per le scienze naturali, dedicandosi alla collezione e l'illustrazione di piante e di piccoli animali e sviluppando un talento anche in campo artistico e figurativo, attività che riprenderà in età matura.

Rasetti frequenta la Scuola Normale Superiore di Pisa, dove conosce Enrico Fermi e si laurea nel 1922.

Nel 1930 ottiene la cattedra di Spettroscopia all'Università di Roma "La Sapienza", nel famoso Istituto di Via Panisperna diretto da Orso Mario Corbino, cattedra che terrà fino al 1938.

Durante un periodo trascorso in California, nel 1928-29, si dedica a esperimenti sullo spettro Ramandelle molecole di azoto che si riveleranno fondamentali per la comprensione di alcune proprietà dei nuclei. È tra i primi a studiare sperimentalmente le proprietà dei neutroni e svolge un ruolo cruciale nelle ricerche di Fermi sulla radioattività indotta mediante bombardamento di neutroni.

Nel 1939, la situazione interna italiana spinge Rasetti a lasciare l'Italia, come erano stati costretti a fare molti componenti del gruppo che negli anni trenta aveva reso celebre la fisica italiana (Fermi, Segre, Pontecorvo).
Insegna dal 1939 al 1947 in Canada, presso l'Università Laval, e poi fino al 1967 è titolare della cattedra di Fisica a Baltimora.

Profondamente contrario al coinvolgimento degli scienziati nelle ricerche belliche ("La guerra è una cosa idiota") rifiuta di far parte del Progetto Manhattan e, a partire dal1960, sposta il suo impegno verso quelli che erano sempre stati suoi grandi interessi al di fuori della fisica, gli studi naturalistici, diventando in breve uno dei massimi esperti mondiali di paleontologia del Cambriano.

Nonostante il notevole contributo apportato nelle due branche scientifiche, la sua scelta non collaborativa in campo bellico, condivisa solamente in seguito da altri fisici (Albert Einstein, Fermi ed Oppenheimer in testa), ha fatto sì che la sua figura rimanesse sepolta nell'oblio fino alla sua morte.

Nel 2007 si è costituita l'associazione "Franco Rasetti" con sede a Pozzuolo Umbro, frazione di Castiglione del Lago in cui nacque lo scienziato. In suo onore il Comune di Castiglione del Lago ha intitolato gli istituti scolastici di primo e secondo grado.

Il 10 ottobre 2007 la centrale elettrica Enel a ciclo combinato di Pietrafitta (Piegaro) in provincia di Perugia è stata intitolata a lui, così come un'aula nell'edificio Marconi del Dipartimento di fisica dell'Università di Roma "La Sapienza" e presto verrà istituito un museo dedicato alla sua opera.

Il giorno 11 ottobre 2008 presso i giardini pubblici di Pozzuolo Umbro è stato inaugurato il busto bronzeo in onore dello scienziato .

La sua salma riposa nella cappella di famiglia del cimitero di Pozzuolo Umbro.

Felice Balbo citato in Lessico famigliare



Felice Balbo (Torino, 1913 – 1964) è stato uno scrittore e filosofo italiano.

Felice Balbo è stato una delle voci più significative della cultura italiana della prima metà del Novecento. Fu un intellettuale militante cattolico e comunista, impegnato in un vasto progetto di rifondazione della politica nell'immediato secondo dopoguerra.

Nacque a Torino da Enrico Balbo di Vinadio e da Ada Tapparo, in via Bogino, nella casa che era stata del conte Cesare Balbo, ministro di casa Savoia nel XIX secolo. Dopo la laurea in Giurisprudenza, partecipò alla seconda guerra mondiale prima come sottufficiale degli Alpini, poi come membro della Resistenza.

Fu amico di Natalia Ginzburg, Giulio Einaudi, Massimo Mila e Cesare Pavese. Come consulente della casa torinese Einaudi curò due collane di filosofia. Fu nominato cattedratico di filosofia morale a Roma. Dal '51 si raccolse attorno a lui un piccolo gruppo di cattolici comunisti e di cristiano-sociali, molti ispirati dalle idee di Giuseppe Dossetti, per discutere sulla crisi dei valori nella società contemporanea e sui modi di superarla mediante l'impegno sociale [1].

Il suo impegno intellettuale trovò espressione inoltre con i contributi alle riviste Cultura e realtà diretta da Mario Motta e Terza generazionediretta da Ubaldo Scassellati prima e Gianni Baget Bozzo poi (i cui ideatori e collaboratori riconobbero l’ispirazione di Balbo anche se egli vi collaborò solo con un articolo) [2], e nell’attività politica: fu infatti vicino alle organizzazioni della sinistra di ispirazione cattolica e al Partito Comunista.

Egli comprese come il mutamento centrale della società sarebbe avvenuto nel rapporto tra lavoro umano e tecnica. Il 1 marzo 1956 fu assunto all' IRI presso il Servizio problemi del lavoro diretto da Giuseppe Glisenti, e si interessò di formazione del personale. Nel 1960 venne nominato direttore del Centro IRI per lo studio delle funzioni direttive aziendali