la vera cultura secondo la mia concezione personale del senso del termine, e fatta anche di umanità e di amore verso quello che ci circonda e non solo di conoscenza e nozionismo.
In un vaso di terracotta creato da mani che sapienti
c'è cultura a prescindere se quelle mani sanno appena leggere e scrivere.
In fin dei conti, la storia dei popoli la possiamo conoscere anche attraverso i cocci rimasti di vasi urne e incisioni
In una mamma che sa tirare su un figlio insegnagli con amore pazienza e tolleranza, a essere principe della sua vita
c'è cultura a prescindere se si è dovuta fermare alla 5 elementare.
Ho conosciuto diceva il grande pediatra Marcello Bernardi genitori semianalfabeti che attraverso il buon senso hanno saputo allevare dei splendidi figli e genitori laureati in grandi difficoltà.
Chi ha avuto la possibilità di seguirlo nelle sue rubriche nell'Unità e nell'Insieme
e magari comperando qualche suo libro, sa che grande divulgatore sia stato della cultura dell'amore.
La scuola egli diceva, ha il compito di tirare fuori il meglio da ogni individuo e non di riempirlo di nozioni che il più delle volte con gli anni andranno dimenticate
lunedì 21 giugno 2010
Favole
Favole, ancora adesso ne leggo se capita, specie quelle di altre culture e se mi capita leggo ancora quelle di Rodari ma anche di Carpi ( Van Gogh. La notte stellata della serie arte per bambini e cion cion blu letti e riletti con mio Guido ) e per ultimo di Piumini. Senza dimenticare quel capolavoro dolce triste malinconico che è Il piccolo principe di de Saint-Exupery, poi David Copperfield di Dickens che in versione integrale è davvero un libro unico, e anche parodia della sua vita.
"Il cacciatore di storie" Isabella Vaj
Il fascino che ha catturato e cattura i lettori - ormai milioni in tutto il mondo - dei due bestseller di Khaled Hosseini, "Il cacciatore di aquiloni" e "Mille splendidi soli", nasce soprattutto dalle storie: storie di uomini e donne, di amori e conflitti, di vite e destini. Ma quelle stesse storie, pur così universali, non potrebbero essere senza l'Afghanistan, che - ben più di un semplice sfondo - le contiene, le accoglie, le determina. Isabella Vaj, che Hosseini l'ha conosciuto da vicino traducendolo, è partita dai due romanzi per fare un viaggio alla scoperta della millenaria cultura del popolo afghano, tratteggiandone i miti, le leggende, la storia, le tradizioni, le ricchezze artistiche e naturali. Dall'archetipo dell'amore fatale incarnato da Laila "Il cacciatore di storie" Isabella Vaje Majnun allo splendore dei lapislazzuli del Badakhshan, dalle lontane origini del gioco del buzkashiai ai riti dell'ospitalità e della buona tavola, dai manufatti d'oro di Tillya Tepe ai buddha giganti di Bamiyan, dalle spassose barzellette sul Mullah Nasruddin agli antichi splendori del Rinascimento timuride, un invito a conoscere quello che le cronache e i reportage dei giornali difficilmente raccontano.
Il fascino che ha catturato e cattura i lettori - ormai milioni in tutto il mondo - dei due bestseller di Khaled Hosseini, "Il cacciatore di aquiloni" e "Mille splendidi soli", nasce soprattutto dalle storie: storie di uomini e donne, di amori e conflitti, di vite e destini. Ma quelle stesse storie, pur così universali, non potrebbero essere senza l'Afghanistan, che - ben più di un semplice sfondo - le contiene, le accoglie, le determina. Isabella Vaj, che Hosseini l'ha conosciuto da vicino traducendolo, è partita dai due romanzi per fare un viaggio alla scoperta della millenaria cultura del popolo afghano, tratteggiandone i miti, le leggende, la storia, le tradizioni, le ricchezze artistiche e naturali. Dall'archetipo dell'amore fatale incarnato da Laila "Il cacciatore di storie" Isabella Vaje Majnun allo splendore dei lapislazzuli del Badakhshan, dalle lontane origini del gioco del buzkashiai ai riti dell'ospitalità e della buona tavola, dai manufatti d'oro di Tillya Tepe ai buddha giganti di Bamiyan, dalle spassose barzellette sul Mullah Nasruddin agli antichi splendori del Rinascimento timuride, un invito a conoscere quello che le cronache e i reportage dei giornali difficilmente raccontano.
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