martedì 14 settembre 2010
L'ombra del vento (La sombra del viento) è un romanzo dell'autore spagnolo Carlos Ruiz Zafón.
L'ombra del vento (La sombra del viento) è un romanzo dell'autore spagnolo Carlos Ruiz Zafón.
Il giovane protagonista, Daniel Sempere, vive col padre libraio a Barcellona, nell’assenza e nel ricordo della madre prematuramente scomparsa. Daniel, che è anche la principale voce narrante del racconto, si sveglia all’alba del suo undicesimo compleanno angosciato per il fatto di non ricordare più il volto della madre. È il 1945. La stessa mattina, il padre lo porta nel Cimitero dei Libri Dimenticati, una labirintica e gigantesca biblioteca, nella quale vengono conservati migliaia di volumi sottratti all’oblio.
Qui lo invita, secondo tradizione, ad adottare uno dei libri e a promettere di averne cura per tutta la vita. La scelta ricade proprio su "L’ombra del vento" dello sconosciuto autore Julian Carax. Daniel ne è rapito; legge il libro tutto d’un fiato. Il suo entusiasmo lo porta a cercare altri libri dello stesso autore, ma scopre che quella in suo possesso potrebbe essere l’unica copia sopravvissuta di tutte le opere di Carax. Un uomo misterioso, dalle fattezze macabre, da anni ne cerca gli scritti per darli alle fiamme. Si fa chiamare Laìn Coubert e nei libri dello scrittore rappresenta il Diavolo in persona.
Daniel inizia a indagare sul mistero riportando alla luce storie di famiglie distrutte, amori fatali, infanzie difficili, incondizionata amicizia, lealtà assoluta e follia omicida. Una ricerca che dura un decennio e che accompagna Daniel nella sua crescita, fino a quando diventa un uomo; una ricerca che mette in evidenza tutta una serie di eventi e circostanze simili a quelli della vita di Carax. Un parallelismo che sconvolge e turba. Tutte le vicende e le ricerche di Daniel si intrecciano con la storia della decadente Barcellona, ferita dalla guerra civile e dal franchismo, raffigurata spesso con toni foschi e sotto una battente pioggia.
Uscito in sordina in Spagna nel 2001, L'ombra del vento è divenuto un caso editoriale premiato da un successo in tutto il mondo, dopo sette anni sono state registrate otto milioni di copie vendute.
http://it.wikipedia.org/wiki/L'ombra_del_vento
Eccomi, l'ho finito ieri.
Mi è piaciuto parecchio, una sorta di giallo soft molto avvincente.
Dei personaggi del libro ci si affeziona, il personaggio che mi è piaciuto di più è Fermin Romero de Torres, l'ex 007 tartassato dal dall'efferato, perfido e corrotto ispettore di polizia Javier Fumero
Peccato non ne abbiano fatto un film, in Facebook gruppi di appassionati si stanno unendo chiedendone la trasposizione cinematografica, e lo sa se qualcuno coglierà l'invito e riuscirà farne un lavoro altrettanto appassionante
http://www.lasombradelviento.net/ il sito ufficiale in spagnolo dedicato al libro
La mappa dei luoghi raccontati nel libro
http://www.df.lth.se/~jokke/sombra/index.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Carlos_Ruiz_Zaf%C3%B3n
mercoledì 1 settembre 2010
La fine delle buone maniere di Francesca Marciano
La fine delle buone maniere di Francesca Marciano
La fine delle buone maniere, romanzo di Francesca Marciano edito da Longanesi. Due donne occidentali che non potrebbero essere più diverse partono insieme per l'Afghanistan con un compito arduo: fotografare i volti delle donne che si ribellano - a volte anche con il suicidio - ai matrimoni combinati. La prima, Maria Galante, torna così alla carriera di fotogiornalista, che aveva lasciato in un momento di fragilità per rifugiarsi nella sicurezza di uno studio dove preferisce fotografare cibo anziché persone. L'altra, Imo Glass, brillante inviata di guerra inglese, è una seducente 'citoyenne du monde' che parla quattro lingue e sembra non aver paura di nulla. Ad attenderle a Kabul c'è Hanif, interprete riservato ma pieno di risorse che le accompagnerà in una città insidiosa e martoriata, popolata da uomini che di mestiere fanno la guerra: spie, mercanti di armi, bodyguard dai modi brutali, ed ex mujahidin dai modi viceversa squisiti ma dalle mani ancora sporche di sangue. Quando però Maria riesce a puntare l'obiettivo sulle donne di un villaggio sperduto tra le montagne dell'Hindukush - fantasmi velati senza voce né diritti - si trova davanti a una scelta etica e morale dalla quale trarrà nuova consapevolezza. Francesca Marciano ci regala un racconto di prepotente impatto visivo e insieme di intensa introspezione, una storia che parla di vulnerabilità e di violenza, che emoziona e fa riflettere su cosa accade davvero tra uomini e donne quando cultura, nazionalità e religione non contano più nulla e vale solo la legge del più forte.Maria, una fotoreporter che a seguito di una delusione sentimentale ed una altrettanto profonda crisi interiore , si dedica a fotografare cibi " di qualità" per riviste del settore piuttosto che dedicarsi alla propria passione , la fotografia in zone " calde" del pianeta.Le portate di " alta cucina " offrono a Maria la possibilità di non abbandonare del l'obiettivo e, nello stesso tempo, la proteggono in uno spazio chiuso, ovattato che, se non dà brividi, sicuramente preziose sicurezze. Arriva però l'occasione tentatrice, una famosa giornalista freelance inglese, Imo Glass, la vuole assolutamente al suo fianco in Afghanistan per realizzare un reportage importante quanto delicato: riuscire a fotografare la disperazione delle ragazze afghane che, sopprattutto nelle zone rurali, preferiscono darsi alle fiamme piuttosto che andare in sposa a uomini tre volte più grandi di loro, scelti dai padri e come i padri violenti ed impietosi.
Maria, dopo un corso intensivo di una settimana nei dintorni di Londra dove viene addestrata a vivere situazioni estreme, a conoscere ed usare le armi, a approntare i primi soccorsi in caso di scontri a fuoco partirà con IMO alla volta di Kabul. Imo è una donna completamente diversa da Maria, sudamericana adottata da una coppia di inglesi, poliglotta, appassionata di battaglie civili sembra invincibile.
Maria è piena di dibbi e di domande, Imo sembra avere tutte le risposte. Kabul è la coprotagonista del libro: il cielo che si apre fino a diventare turchese che contrasta con il grigio della polvere delle strade, dei palazzi crivellati dai colpi , e poi la gente, sempre indaffarata, sempre di corsa. Hanif farà loro da interprete e da guida in questa impresa tutt'altro che facile. Le donne, per legge coranica, non possono essere rappresentate e, dunque, meno che mai fotografate e così quando giungono nel paesino dove Zuleya, una diciassettene si è data alle fiamme, Maria scopre che non la può fotografare e, comnunque anche lei è perplessa davanti all'ostilità delle donne; quele donne che vivono un'altra realtà cui sono avvezze da secoli. E qui Maria si porrà due domannde fondamentali: tutto questo accanimento per le fotografie servirà solo per un buon articolo a diffusione mondiale ma, a queste donne, sarà utile? E se a un afghano che lavora a Londra capitasse di sfogliare un giornale e riconoscerne qualcuna cosà accadrà loro?
Da un lato dunque i dubbi, legittimi , di Maria, dall'altro l'opinione di Imo " Siamo venute fin qui perchè vogliamo portare nel mio paese non solo la loro voce ma anche il loro volto, perchè non siano solo dei fantasmi ma delle persone vere. ..Se le donne afghane resteranno nascoste ancora dietro il velo saranno sempre e solo fantasmi ed i fantasmi non esistono....."
Un passo del libro su cui riflettere
Malik dice che voi occidentali vi sentite superiori perchè le donne da voi non portano il velo, ma non avete ancora capito che le nostre donne scelgono di coprirsi perchè nella nostra società, l'aspetto fisico di una donna non deve interferire con il suo posto nella società. .....
Nella nostra cultura una donna invecchiando acquista saggezza e valore, mentre per voi le donne brutte e vecchie non valgono nulla, sono da buttare....
Dice che anche per voi il valore di una donna è solo nella sua apparenza, mentre per noi sta unicamente nella sua anima e nel suo cuore. Secondo il Corano la bellezza di una donna appartiene al suo sposo ed è un dono riservato solo a lui, mentre in Occidente è una merce di scambio che va messa in mostra, come al mercato. ...
giovedì 19 agosto 2010
Le suicide et le chant. Poésie populaire des femmes pashtounes
Il desiderio d'amore per una donna è tabù in Afghanistan. E' proibito sia dal rigido concetto d'amore dei clan sia dai mullah. I giovani non hanno il diritto di incontrarsi, amarsi e scegliersi.
Chi non rispetta le regole possono venire uccisi a sangue freddo. Nel caso si debba scegliere di punire con la morte la malasorte tocca alla donna.
Le donne sono prima di tutto merce di scambio o di compravendita. Il matrimonio è solo un contratto che viene stipulato tra famiglie. Per secoli le donne afgane hanno dovuto accettare le ingiustizie che si commettono contro di loro. Sono le donne stesse a darne testimonianze attraverso il canto e le poesie, canti che non sono pensati per essere ascoltati da qualcuno e le cui eco risuona tra i monti e il deserto.
"Le donne afgane protestano con il suicidio o con il canto" scrive il poeta afgano Sayd Bahodine Majrouh in un libro che riporta le voci delle donne pasthun. Ha raccolto le liriche con l'aiuto della suocera.
Majrouh è stato ucciso dai fondamentalisti a Peshawar nel 1988.
Crudeli, voi che vedete un vecchio avvicinarsi al mio letto
e mi chiedete perché piango e mi strappo i capelli
Oh, mio Dio! Hai fatto scendere ancora su di me la notte oscura
e di nuovo tremo da capo a piedi
perché devo infilarmi in quel letto che odio
Ma le donne delle poesie sono anche ribelli, rischiano la vita per l'amore dove la passione è proibita e la punizione impietosa
Dammi la tua mano, mio amato, ci nasconderemo nel campo
per amarci o cadere insieme sotto i colpi del pugnale
Salto nel fiume, ma la corrente non mi trascina via con sé.
Mio marito è fortunato, vengo sempre rigettata sulla sponda del fiume.
Domani mi uccideranno per causa tua.
Non dire che non mi hai amato.
http://www.librarything.it/author/majrouhsaydbahodine
Le suicide et le chant. Poésie populaire des femmes pashtounes
Sayd Bahodine Majrouh
Sayd Bahodine Majrouh è stato uno dei maggiori poeti e intellettuali afghani contemporanei, l’erede di Rumi e Omar Khayyam. Dopo l’invasione sovietica del suo paese, scelse la via dell’esilio a Peshawar in Pakistan, dove fu assassinato l’11 febbraio 1988. Fin dagli anni dell’invasione sovietica, raccolse i canti anonimi delle donne afghane di etnia pashtun, tramandati oralmente: sono i landay termine che letteralmente significa “breve”. E’ una forma letteraria tradizionale praticata da tutti per esprime i sentimenti più diversi, dall’emozione che nasce osservando la natura, i commenti sulla vita di ogni giorno, e soprattutto sull’amore. Come un grido che scaturisce dal cuore, come un lampo, come una fiammata, il landay cattura l’attenzione con la sua brevità e il suo ritmo. Queste composizioni poetiche sono brevi ma molto intense e raccontano la storia di donne che vivono dalla nascita in un continuo stato di inferiorità, di subordinazione e di umiliazione, considerate come merce di scambio, e costrette a matrimoni combinati:
“O mio Dio! Ancora una volta mi hai mandato la buia notte
e ancora una volta tremo dalla testa ai piedi, perché devo entrare nel letto che odio”
Nella comunità pashtun la vita delle donne è particolarmente dura. L’oppressione è fisica e morale. Ai lavori domestici e alla cura dei figli, sempre numerosi, si aggiunge il lavoro nei campi e l’allevamento degli animali. Almeno due volte al giorno occorre prendere l’acqua al pozzo o alla fonte, e poi bisogna mietere, fare la farina, il pane, cucire. Gli uomini per lo più sono occupati in moschea o in piazza a discutere la politica del clan. La donna può soltanto ubbidire. Può esprimere la sua protesta in due modi: con il suicidio e con la poesia. Nei loro versi le donne pashtun raramente si lamentano del lavoro fisico. Pesa loro l’aspetto morale dell’oppressione. I temi più frequenti di questa poesia sono l’amore, l’onore e la morte, in toni sempre di denuncia. L’erotismo che pervade i landay diventa una sfida alla società che rende schiave e le umilia con il burka. I sentimenti delle donne pashtun non hanno alcuna importanza nel clan: l’amore è una colpa punita con la morte. I mariti scelti per ragioni di denaro o capre da padri e fratelli, sono spesso bambini o vecchi e sempre definiti “orribili” Non c’è neppure un landay che parli di amore coniugale o di tenerezza nei confronti dello sposo. Amore e fedeltà si riservano all’amante. Nei versi la donna pashtun affronta questi temi con sincerità, quasi spudoratezza, orgogliosa di soddisfare il desiderio dell’amato e il proprio.
“Tu eri nascosto dietro la porta io mi toccavo i seni nudi e tu mi hai intravista.
Il tuo amore è acqua è fuoco fiamme mi consumano onde mi inghiottono
Una volta una sola volta stringi il mio petto contro il tuo
e il mio cuore innamorato ti racconterà la sua storia”
L’amore non fa distinzioni fra musulmani e “infedeli”:
“Il mio amante è induista io sono musulmana
per amore spazzo i gradini del tempio proibito”
“Vieni a baciarmi senza pensare al pericolo
gli uomini veri muoiono sempre per amore di una donna.
Dammi la mano amore mio e andiamo nei campi
per amarci o morire sotto i colpi del coltello”.
Naturalmente rischia soprattutto la donna, se scoperta può soltanto suicidarsi. L’uomo può difendersi.
I landay recitati dalle donne pashtun non sono soltanto la testimonianza della loro resistenza nei confronti dell’oppressione. Sono soprattutto la denuncia dell’ennesima tragedia che si consuma nell’indifferenza del mondo.
Il volume dedicato ai landay delle donne afghane e curato da Sayd Bahodine Majrouh è stato pubblicato negli Stati Uniti da Other Press 10/03 “Songs of Love and War: Afghan Women’s Poetry” -
[Il post è lungo, io penso valga la pena leggerlo fino in fondo per un momento di riflessione. Ho messo la foto di F. Horvat di un campo di grano perchè mi piace immaginare l'amore scambiato lì autentico vero, come conforto e gioia di essere comunque vive nel desiderio e nel piacere rubato. Le due piccole foto invece le ho messe perchè, malgrado tutto, spero e auspico che il futuro ridia a queste donne la loro dignità di esseri umani letta negli occhi di questa bambina].
Chi non rispetta le regole possono venire uccisi a sangue freddo. Nel caso si debba scegliere di punire con la morte la malasorte tocca alla donna.
Le donne sono prima di tutto merce di scambio o di compravendita. Il matrimonio è solo un contratto che viene stipulato tra famiglie. Per secoli le donne afgane hanno dovuto accettare le ingiustizie che si commettono contro di loro. Sono le donne stesse a darne testimonianze attraverso il canto e le poesie, canti che non sono pensati per essere ascoltati da qualcuno e le cui eco risuona tra i monti e il deserto.
"Le donne afgane protestano con il suicidio o con il canto" scrive il poeta afgano Sayd Bahodine Majrouh in un libro che riporta le voci delle donne pasthun. Ha raccolto le liriche con l'aiuto della suocera.
Majrouh è stato ucciso dai fondamentalisti a Peshawar nel 1988.
Crudeli, voi che vedete un vecchio avvicinarsi al mio letto
e mi chiedete perché piango e mi strappo i capelli
Oh, mio Dio! Hai fatto scendere ancora su di me la notte oscura
e di nuovo tremo da capo a piedi
perché devo infilarmi in quel letto che odio
Ma le donne delle poesie sono anche ribelli, rischiano la vita per l'amore dove la passione è proibita e la punizione impietosa
Dammi la tua mano, mio amato, ci nasconderemo nel campo
per amarci o cadere insieme sotto i colpi del pugnale
Salto nel fiume, ma la corrente non mi trascina via con sé.
Mio marito è fortunato, vengo sempre rigettata sulla sponda del fiume.
Domani mi uccideranno per causa tua.
Non dire che non mi hai amato.
http://www.librarything.it/author/majrouhsaydbahodine
Le suicide et le chant. Poésie populaire des femmes pashtounes
Sayd Bahodine Majrouh
Sayd Bahodine Majrouh è stato uno dei maggiori poeti e intellettuali afghani contemporanei, l’erede di Rumi e Omar Khayyam. Dopo l’invasione sovietica del suo paese, scelse la via dell’esilio a Peshawar in Pakistan, dove fu assassinato l’11 febbraio 1988. Fin dagli anni dell’invasione sovietica, raccolse i canti anonimi delle donne afghane di etnia pashtun, tramandati oralmente: sono i landay termine che letteralmente significa “breve”. E’ una forma letteraria tradizionale praticata da tutti per esprime i sentimenti più diversi, dall’emozione che nasce osservando la natura, i commenti sulla vita di ogni giorno, e soprattutto sull’amore. Come un grido che scaturisce dal cuore, come un lampo, come una fiammata, il landay cattura l’attenzione con la sua brevità e il suo ritmo. Queste composizioni poetiche sono brevi ma molto intense e raccontano la storia di donne che vivono dalla nascita in un continuo stato di inferiorità, di subordinazione e di umiliazione, considerate come merce di scambio, e costrette a matrimoni combinati:
“O mio Dio! Ancora una volta mi hai mandato la buia notte
e ancora una volta tremo dalla testa ai piedi, perché devo entrare nel letto che odio”
Nella comunità pashtun la vita delle donne è particolarmente dura. L’oppressione è fisica e morale. Ai lavori domestici e alla cura dei figli, sempre numerosi, si aggiunge il lavoro nei campi e l’allevamento degli animali. Almeno due volte al giorno occorre prendere l’acqua al pozzo o alla fonte, e poi bisogna mietere, fare la farina, il pane, cucire. Gli uomini per lo più sono occupati in moschea o in piazza a discutere la politica del clan. La donna può soltanto ubbidire. Può esprimere la sua protesta in due modi: con il suicidio e con la poesia. Nei loro versi le donne pashtun raramente si lamentano del lavoro fisico. Pesa loro l’aspetto morale dell’oppressione. I temi più frequenti di questa poesia sono l’amore, l’onore e la morte, in toni sempre di denuncia. L’erotismo che pervade i landay diventa una sfida alla società che rende schiave e le umilia con il burka. I sentimenti delle donne pashtun non hanno alcuna importanza nel clan: l’amore è una colpa punita con la morte. I mariti scelti per ragioni di denaro o capre da padri e fratelli, sono spesso bambini o vecchi e sempre definiti “orribili” Non c’è neppure un landay che parli di amore coniugale o di tenerezza nei confronti dello sposo. Amore e fedeltà si riservano all’amante. Nei versi la donna pashtun affronta questi temi con sincerità, quasi spudoratezza, orgogliosa di soddisfare il desiderio dell’amato e il proprio.
“Tu eri nascosto dietro la porta io mi toccavo i seni nudi e tu mi hai intravista.
Il tuo amore è acqua è fuoco fiamme mi consumano onde mi inghiottono
Una volta una sola volta stringi il mio petto contro il tuo
e il mio cuore innamorato ti racconterà la sua storia”
L’amore non fa distinzioni fra musulmani e “infedeli”:
“Il mio amante è induista io sono musulmana
per amore spazzo i gradini del tempio proibito”
“Vieni a baciarmi senza pensare al pericolo
gli uomini veri muoiono sempre per amore di una donna.
Dammi la mano amore mio e andiamo nei campi
per amarci o morire sotto i colpi del coltello”.
Naturalmente rischia soprattutto la donna, se scoperta può soltanto suicidarsi. L’uomo può difendersi.
I landay recitati dalle donne pashtun non sono soltanto la testimonianza della loro resistenza nei confronti dell’oppressione. Sono soprattutto la denuncia dell’ennesima tragedia che si consuma nell’indifferenza del mondo.
Il volume dedicato ai landay delle donne afghane e curato da Sayd Bahodine Majrouh è stato pubblicato negli Stati Uniti da Other Press 10/03 “Songs of Love and War: Afghan Women’s Poetry” -
[Il post è lungo, io penso valga la pena leggerlo fino in fondo per un momento di riflessione. Ho messo la foto di F. Horvat di un campo di grano perchè mi piace immaginare l'amore scambiato lì autentico vero, come conforto e gioia di essere comunque vive nel desiderio e nel piacere rubato. Le due piccole foto invece le ho messe perchè, malgrado tutto, spero e auspico che il futuro ridia a queste donne la loro dignità di esseri umani letta negli occhi di questa bambina].
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