martedì 20 dicembre 2011

l prigioniero del cielo... di Carlos Ruiz Zafon.



l prigioniero del cielo... di Carlos Ruiz Zafon.


il prossimo libro di Zafon che continua la saga del cimitero dei libri dimenticati... speriamo che lo traducano in fretta :-)

Esce il 17 novembre.nelle librerie spagnole ,il nuovo romanzo di Carlos Ruiz Zafon.

L'ho sempre saputo che un giorno sarebbe tornato per le strade a raccontare la storia di un uomo che ha perso la sua anima e il suo nome dentro le ombre di quella Barcellona sommersa in un sogno di un tempo oscuro,un sogno di cenere e di silenzio.

Son pagine scritte con il fuoco, al cospetto di una città di malvagi, sono parole incise nella memoria di coloro che ritornano dalla morte con una promessa conservata nel cuore e con il prezzo da pagare ad una maledizione.

Si alza il sipario, il pubblico resta in silenzio, e, prima che l'ombra designata a decidere sul loro destino scenda dal palco, un cast di bianchi spiriti entra in scena, con la commedia tra le labbra e la beata innocenza di chi, credendo che il terzo atto sia l'ultimo, è venuto qui per raccontare una storia di Natale senza immaginare che, al raggiungimento dell'ultima pagina, l'inchiostro sul suo respiro, lentamente e inesorabilmente lo trascinerà nel cuore delle tenebre.

Julian Carax, El Prisionero del Cielo

(Editions de la Lumiere. Paris. 1992)

Traboccante di divertimento e mistero, Il prigioniero del cielo è un romanzo magistrale, dove i fili della ombra del Vento e de Il gioco dell'angelo convergono attraverso la magia della letteratura e ci conduce ad un mistero nascosto nel cuore del Cimitero Libri dimenticati.

A Barcellona negli anni 50, Daniel Sempere e il suo amico Fermin, gli eroi de L'ombra del Vento, tornando per affrontare la sfida più grande della loro vita.

Proprio quando le cose sembravano andare per il meglio, un personaggio inquietante visita la libreria dei Sempere e minaccia di rivelare un segreto terribile che è sepolto da due decenni nella memoria oscura della città. Conoscendo la verità, Daniel si rende conto che il destino lo conduce inesorabilmente ad affrontare delle ombre nascoste da tempo...

http://www.carlosruizzafon.com/

http://www.carlosruizzafon.co.uk/

blogs a lui dedicati

http://zafon.splinder.com/

http://zafon.iobloggo.com/



lunedì 19 dicembre 2011

"La parrucchiera di Kabul" di Deborah Rodriguez


"La parrucchiera di Kabul" di Deborah Rodriguez

Da lontano sembrano fiori nella polvere, sprazzi di azzurro nel grigio delle strade di Kabul. Fiori calpestati, ma non spezzati, che sotto il burqa celano storie di sofferenza e coraggio. Come quella di Baseera, promessa sposa a dodici anni a un uomo più vecchio di lei e costretta a partorire sul nudo cemento di un ospedale privo di personale medico. O quella della quindicenne incarcerata perché fuggita dal marito che la picchiava e denunciata alla polizia dagli stessi genitori.A raccontarci queste storie è Deborah Rodriguez, una volontaria americana che nel 2002 è partita per l’Afghanistan con una piccola ONG. Là, è stata tra le fondatrici della prima scuola per estetiste della capitale afghana: un progetto nato per offrire a tante donne un’opportunità di indipendenza economica, e per ridare una speranza a quelle che, durante il regime talebano, avevano dovuto chiudere i loro saloni di bellezza e sotterrare gli specchi, proibiti al pari degli aquiloni.La sua testimonianza è anche un inno all’amicizia, perché nell’oasi della Kabul Beauty School, libere dal burqa e dal controllo degli uomini, le donne hanno trovato uno spazio tutto per sé, dove, tra risate e confidenze, sono nate complicità inaspettate, capaci di superare le barriere erette da una cultura repressiva. In un paese in cui la strada verso la pace e la conquista dei diritti civili sembra impraticabile, questa impresa straordinaria lancia un messaggio di speranza. Non bastano le guerre a cambiare radicalmente una società: a volte, anche un rossetto e un paio di forbici possono essere armi di rivoluzione


Ho letto un altro pezzo del libro "La parrucchiera di Kabul" in un quaderno (se leggo a letto) o in un file di testo annoto sempre i termini particolari in Dari o in inglese che mi serviranno alla fine per fare una pagina dedicata ai libri sulla condizione femminile nel mondo e in particolare in Afghanistan.. Ogni libro che ho letto sull'Afghanistan mi ha permesso di aggiungere un tassello per conoscere e capire meglio cosa succede in quel sistema, che rispetto a noi occidentali è lontano millenni.


Il racconto di "La parrucchiera di Kabul" è un racconto diario a parte i nomi in parte inventati (lei nel libro mantiene il suo viene chiamata Debbie dai locali) deriva dall'esperienza vissuta dall'autrice Deborah Rodriguez. E' difficile per me realizzare che questo racconto riguarda i giorni nostri (dal 2001), sembra un racconto che parli di epoche lontanissime, ancora più lontane del medio evo. E ci si accorge che i talebani sono tutto meno che religiosi, sono solo degli oppressori che usano la religione come scusa per opprimere e tenere un popolo nell'ignoranza e nell'indigenza. Usurai che mettono alla fame la gente per poi pretendere come risarcimento le figlie, facendole prostituire (come racconta sempre la Rodriguez nel libro Essere amiche a Kabul" scritto dopo questo


link di approfondimento

Articolo di critiche al libro per avere esposto a rischi le donne che lavoravano alla scuola
http://www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=10634299
Articolo di critiche per non avere menzionato le altre insegnanti e aver fatto credere che la scuola sia stata un progetto mandato avanti solo da Deborah Rodriguez
http://www.nytimes.com/2007/04/29/fashion/29kabul.html
Io che ho letto il libro devo dire che la Rodriguez all'inizio ha raccontato che aveva cercato di trovare aiuti per fondare una associazione in proprio, ma di essersi aggregata ad una Ong (Organizzazione non governativa) per lo meno nel primo corso, poi racconta a partire dal 2° corso, di fondi che sono arrivati solo in parte, da parte delle Ong, poi effettivamente dal 2° corso in poi fa intendere che il progetto (dal 2° corso in poi) sia stata una cosa sua personale, racconta di avere cercato un altro luogo, ma fa intendere che il lavoro di ricerca sia stato suo con suo marito Sam, e non fa intendere che ci siano state altre insegnanti o altre Ong ad essersi prese il carico di continuare il progetto.




Fortunatamente, sono una Lady
Mariam del mio tempo.
Ho coscienza, intelligenza e talento
ma sono destinata a continuare
a vivere
in cattivita' dietro
le sbarre della prigione della vita
come un uccello in gabbia.
Voglio dedicare I miei sentimenti
ma nessuno pare accorgersi di me.
Mi chiedono di restarmene in disparte
nell'oscurita'.
Perche'?
Perche' e' facile per loro screditarmi e ignorarmi.
Mi hanno coperta dalla testa ai piedi
amputato le gambe
chiuso la bocca.
Oh!
Voglio essere conosciuta
non come femmina
ma come essere pensante.
Gli anni passeranno
e porteranno con se le mie parole scritte.
Un giono chiederanno di chi
siano queste parole straordinarie.
Forse allora
mi conosceranno come
una femmina che sa fare qualcosa.
Io spero...

FARIDA ALIMI


By Farida Alimi

Luckily, I am a lady
Mariam of my own epoch

I have a conscience,
Intelligence and talent
But am fated to continue
Existence
In captivity behind the
Bars of prison of life
As if I am a jail-bird

I want to declare my feelings
But nobody seems to realize me

I am being asked to stay thoroughly out of sight,
In the darkness
Why?
Because it is easy for them to disgrace and discard me

They have covered me from head to toe
Amputated my legs
Shut my mouth

Oh!
I want to be known
If not as I am a female
But through my knowledge

Let the years go
Let them have my written words

One day they will ask whose
unique words are these

Maybe at that time they will
Know me as
a female who can do something

I am hopeful...

L'ho letta su La parucchiera di Kabul di Deborah Rodriguez  e l'ho riportata qui per me e per voi


Immagini della scuola

La scuola
Suo marito Sam
una sposa Afghana
La specialità della scuola sono le acconciature e il trucco delle spose
Debbie con le sue allieve
Debbie e suo marito



Video su Deborah Rodriguez



Book TV: Deborah Rodriguez " Kabul Beauty School"

Kabul Beauty School

domenica 18 dicembre 2011

ESSERE AMICHE A KABUL di Deborah Rodriguez


ESSERE AMICHE A KABUL
di Deborah Rodriguez


A volte, è dai più grandi insuccessi che nascono imprese straordinarie. Lo sa bene Sunny, che ha lasciato gli Stati Uniti, dove si sentiva una fallita, per ritrovare se stessa in Afghanistan. Adesso, il caffè che gestisce a Kabul ha il sapore di casa per chi è lontano dalla propria famiglia: perché ha scelto una missione altruista o pericolosa, o perché è dovuto fuggire da un destino tragico. E così, nel caffè s’intrecciano le storie più disparate: quelle di donne occidentali finite laggiù per lavoro o, come Sunny, in cerca di una nuova vita, e quelle di donne afgane che invece non possono decidere da sole né dove né in che modo vivere.Come la giovane Yasmina, cui Sunny ha offerto un tetto e un mestiere dopo averla raccolta dalla strada, e che rischia un’accusa di prostituzione perché, avendo appena perso il marito, non può dimostrare la paternità del figlio che porta in grembo. O Halajan, che a quasi sessant’anni ricorda ancora il sapore della libertà, conosciuta nell’Afghanistan pre-talebani, e si concede piccoli gesti di ribellione privata fumando di nascosto, celando sotto il burqa un cortissimo taglio di capelli e le lettere d’amore che le scrive Rashif, il sarto. Lei non sa nemmeno leggerle, ma guai se arrivassero agli occhi di suo figlio Ahmet: così conservatore, nonostante i suoi vent’anni, da avere il cuore molto più vecchio del loro.Nell’intimità del caffè, donne tanto diverse finiranno per confidarsi e proteggere i rispettivi segreti da un mondo ancora dominato da leggi arcaiche, dove gli attentati si moltiplicano giorno dopo giorno e i talebani stanno riprendendo piede. Quando sarà la loro stessa vita a essere minacciata, si scopriranno unite da un legame più forte di qualsiasi odio o barriera culturale. E in quel paese in cui la guerra non riesce a riportare la pace, la loro amicizia si rivelerà l’arma più forte
Titolo originale: Inizialmente è stato pubblicato come A Cup of Friendship (Questo titolo rimane per la versione in inglese americano) ora il titolo in inglese è Little Coffee Shop of Kabul 
Note sull'autrice Deborah Rodriguez
Nata nel Michigan, ha intrapreso la professione di parrucchiera alla fine degli anni Settanta. Nel 2002, poco dopo la caduta del regime talebano, è partita per l’Afghanistan come volontaria per una piccola organizzazione umanitaria (Care for All Foundation). Lì, ha dato vita alla Kabul Beauty School: una scuola per estetiste fondata con l’intento di offrire alle donne afgane un lavoro e un’opportunità di indipendenza economica. Ha raccontato quest’esperienza nel libro [url=http://it.wikipedia.org/wiki/La_parrucchiera_di_Kabul]La parrucchiera di Kabul [/url](Piemme, 2008), diventato un bestseller internazionale, pubblicato in oltre trenta paesi.Ora vive in Messico

Il primo capitolo in italiano e in inglese
http://api.edizpiemme.it/storage/village/2011/10/03/566-1684.pdf


http://www.scribd.com/doc/39401797/A-CUP-OF-FRIENDSHIP-by-Deborah-Rodriguez-author-of-Kabul-Beauty-School-excerpt

Questo è il risvolto di copertina del romanzo che sto leggendo in questi giorni, sono arrivata a metà libro, è un bel libro scritto in modo scorrevole. Come tutti i libri che raccontano storie di donne che vivono in paesi dove il mondo femminile non ha diritti e le donne sono mantenute nell'ignoranza quasi completa, c'è molto da riflettere, questo libro, racconta della paura che ha la maggioranza della popolazione sia maschile che femminile

non ama il regime violento dei talebani e ne subisce leggi e soprusi solamente perchè costretti dalla violenza e dalle armi, punta il dito sul fatto che il regime talebano vive tramite gli introiti della vendita dell'oppio, punta il dito sul fatto che le donne incinte a cui muore il proprio marito se non possono dimostrare che il figlio è suo rischiano di essere condannate per prostituzione. Punta il dito sul fatto che donne e bambini che lavorano nei campi di oppio, vengono drogati e resi dolcili e inoffensivi... Per ora è quello che ho capito fino ora,

P.S ho finito di leggerlo stanotte :-) è un romanzo d'amore in cui si racconta di come vivono le donne afghane e delle profonde ingiustizie che debbono sopportare, di come

stanno nascendo delle associazioni di donne Come la famosa RAWA Associazione Rivoluzionaria delle Donne dell’Afghanistanhttp://pz.rawa.org/it/index.htm.

Un personaggio del libro però non è affatto inventato nel libro un amica di Sunny per aiutarla a raddrizzare le sorti del suo bar invita Malalai Joya una parlamentare afghana che ha pubblicamente denunciato la presenza in parlamento di persone da lei definite "signori e criminali di guerra". Nell'Afghanistan vigono leggi tribali, leggi per cui se un membro della famiglia viene in qualche modo disonorato, anche la famiglia viene disonorata, a volte queste dispute possono finire con bagni di sangue. Il codice d'onore dei I Pashtun l'etnia predominante in Afghanistan e l'etnia predominante tra i talebani è chiamato Pashtunwali ed è una legge non scritta, una specie di codice di vita. I Talebani hanno di fatto radicalizzato il codice pashtun. Per capire il perchè le donne vengono maltrattate bisogna approfondire la conoscenza delle leggi tribali afghane e in particolare del Pashtunwali

Non è un libro pesante, è molto scorrevole e si legge bene, nonostante parli di tragedie, parla anche di speranze, la speranza nella ribellione delle donne a questo regime predomiante di sottomissione, la speranza che le nuove generazioni

inizino a capire che i dettami del regime talebano, non hanno nulla a che vedere con la legge islamica, ma è un interpretazione errata perchè basata su leggi tribali. In particolare il pashtunwali, un codice comportamentale di una legge non scritta, del etnia pasthun, che è l'etnia predominante tra i talebani. Avevo scritto lo scorso anno una poesia dedicata alle donne afghane, intitolata Landay. I Landay sono canti o poesie scritte dalle donne pasthun che sono quelle che hanno meno voce in capitolo tra le etnie afghane, sono anche le autrici delle poesie o dei canti detti Landay


Ecco la mia poesia per loro


Landay

Il grido della malasorte
d'essere donna in un popolo
acerbo ed ottuso
fermato solo dal suicidio
o punito con la morte
che si inerpica tra i monti
vola sopra i deserti
e si insinua abbrancandosi
nel profondo dei cuori increduli

Ma è anche il canto ribelle
di chi rischia sulla sua pelle
e protesta il suo dissenso.
Sebbene solo un soffio
sulle labbra del vento
un lamento nell'odissea
dei diritti negati
dell'universo femminile
tra guerra e pianto.


A differenza della "Parrucchiera di Kabul" Essere amiche a Kabul è un romanzo che non si basa sulla realtà,
anche se rappresenta un altro tassello della vita delle donne in Afghanistan. Anche se Deborah Rodriguez ha avuto un davvero un Caffè "Kabul Cofee House" sicuramente ha preferito raccontare la sua esperienza attraverso un romanzo che attraverso storie con nomi e fatti reali, per non mettere a rischio la vita delle persone che le sono state fianco a fianco.